| LA CULTURA MOTORE DI SVILUPPO - Perché sostenere lo sviluppo culturale? |
Lo sviluppo culturale non deve più essere considerato come un lusso superfluo, ma come un motore dello sviluppo economico e sociale, in terre dove vicende storico-politiche hanno lasciato ferite profonde, mentre il passato è stato annientato e il Know-how relegato nel dimenticatoio dagli eventi degli ultimi 150 anni. |
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E’ necessario un rilancio della cultura non solo come “motore di sviluppo economico”, ma anche e soprattutto come fattore di crescita personale e collettiva. Un' esigenza ancor più fortemente sentita in tempi di confusione che rendono oggettivamente più difficili le scelte da fare. La cultura non è un fatto effimero, né può essere abbandonata alle sole logiche del profitto del mercato.
La cultura è viva, costituita di elementi ereditati dal passato, influenze esterne e novità locali, che sola può aiutarci a vivere il presente e costruire il futuro. |
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| Patrimonio culturale e Regioni storiche |
Anche se rimangono incertezze nella chiarificazione del concetto di Patrimonio culturale legate soprattutto alla complessità di un mondo che cambia e si muove a velocità impressionante, proponiamo in questa sezione alcune riflessioni sui territori che “contengono” i nostri beni culturali.
E’ fuori dubbio che l’Italia possegga un ricchissimo patrimonio di beni storici, archeologici, artistici, etnoantropologici, ambientali, lasciatoci in eredità da chi nei secoli ci ha preceduto, costruito sinergicamente dalle classi dominanti e dalle classi subalterne, che lavoravano, combattevano, vivevano e morivano con la consapevolezza della propria identità culturale di appartenenza , nella tutela della memoria storica e nel desiderio di tramandare ai posteri la propria storia e il proprio vissuto, riconoscendosi in un sistema complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume, e ogni altra competenza e abitudine acquisita dal singolo in quanto membro della società di appartenenza.
Nel corso degli ultimi centocinquanta anni le nostre vicende storico-politiche hanno portato ad una frammentazione dell’identità culturale insita nelle Regioni storiche, determinando: l’imposizione dall’alto di modelli di sviluppo non compatibili con il territorio, la mancanza di uno sviluppo sostenibile e compatibile con le comunità territoriali, che hanno comunque mantenuto – nonostante tutto – forti vocazioni artistiche, ambientali, paesaggistiche, agricole, enogastronomiche, flussi migratori estremamente alti, depauperamento delle proprie risorse umane, culturali, naturalistiche.
Lo smembramento delle comunità territoriali con il conseguente processo di disconoscimento dell’identità storico-culturale e la ripartizione in base a criteri di carattere politico e strategico-militare prima, economico-organizzativo successivamente, contro ogni principio internazionale ed umanitario,hanno determinato un distacco del cittadino dal proprio territorio, in cui non si è più riconosciuto e che non ha considerato più come proprio, con il conseguente disinteressamento alla partecipazione costruttiva a
modelli di sviluppo.
Nella piena coscienza che:
- il patrimonio culturale sia patrimonio collettivo da costruire insieme
- la tutela e valorizzazione dei beni culturali non possa limitarsi alla sola normativa ma che necessita delle sinergie di pubblico e privato, profit e no-profit nello spirito di coesione e di integrazione culturale
- l’entità e l’identità storico-culturale dei territori debba essere riconosciuta e salvaguardata come punto di forza di sviluppo sostenibile, di tutela ambientale e di valorizzazione delle proprie tradizioni
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riconosciamo nelle Regioni storiche lo strumento di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, in quanto sole conservano la memoria e l’identità culturale europea nelle comuni radici e tradizioni cristiane, storico-linguistiche, artistiche e poetiche, popolari e culturali.
Se in altri paesi dell’UE, meno ricchi dell’ Italia di Beni culturali, il Patrimonio in questione è stato meglio tutelato e valorizzato con vari mezzi, (segnaletica, guide ad hoc, partecipazione di cittadini e aziende ecc…con il risultato di un buon turismo incoming) si presti attenzione alle Regioni storiche presenti in questi paesi, tutelate e valorizzate, nonostante l’alternarsi delle vicende storiche, regioni che fin nel nome evocano le glorie del passato.
Prendiamo la Francia, per esempio, patria dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese, di Napoleone che tuttora conserva le antiche Regioni storiche che evocano un passato glorioso che ha lasciato in eredità un patrimonio culturale meno ricco del nostro: Alsazia, Lorena. Aquitania. Alvernia, Borgogna, Franca Contea, Linguadoca, Lorena, Picardia, Provenza, Limosino . |
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Prendiamo la Spagna con la Catalogna, Aragona, Galizia, Castiglia, Mancia , Leon o la Germania che nei Lander ha mantenuto le Regioni storiche, come Assia, Sassonia, Baviera, Brandeburgo, Pomerania, Westfalia, Turingia …e perfino nei nuovi paesi dell’allargamento come la Bulgaria le antichissime regioni storiche sono conosciute alla più umile delle badanti a servizio in Italia: Mesia, Tracia. Dovrugia. Macedonia. Ma queste regioni saranno oggetto di un’altra pubblicazione!
Veniamo all’Italia con una semplice riflessione: chi sa dell’esistenza di una piccola Regione storica come la Bovesìa il cui misconoscimento “ha fatto perdere alla Calabria il suo polo di attrazione, una perdita pesante dovuta alle forze dominanti in occidente che hanno condannato all’oblio, hanno fatto perdere la coscienza storica, la tradizione della Calabria dall’età di Giustiniano al XV secolo”. Oppure della Ladina? O del potente Montefeltro o della Ciociaria, patria non solo di pecorai, ma anche di Cicerone, Caio Mario, Agrippa, di papi, di grandi famiglie, ecc. ecc.
DIVULGHIAMO LA CONOSCENZA DELLE REGIONI STORICHE PER TUTELARE E VALORIZZARE
IL PATRIMONIO CULTURALE
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